L’importo minimo pagamento con carta è uno dei dubbi più frequenti tra i consumatori. Può capitare di entrare in un bar, acquistare un prodotto di pochi euro e sentirsi rispondere: “Per pagare con la carta devi spendere almeno 10 euro”. Ma un esercente può davvero imporre una soglia minima per accettare il pagamento elettronico?
In generale, chi svolge attività di vendita di prodotti, prestazione di servizi o attività professionale ed è tenuto ad accettare pagamenti elettronici non può rifiutare una carta soltanto perché l’importo dell’acquisto è basso. L’obbligo non dipende dal fatto che il cliente debba pagare 2, 5, 10 o 100 euro.
Importo minimo pagamento con carta: esiste davvero?
La normativa non prevede una soglia minima generale al di sotto della quale l’esercente possa obbligare il cliente a utilizzare i contanti. Un cartello con la scritta “pagamento con carta solo sopra i 10 euro” non consente quindi di escludere automaticamente i pagamenti elettronici di importo inferiore.
Questo principio interessa diverse categorie:
- negozi;
- bar e ristoranti;
- stabilimenti balneari;
- attività ricettive;
- artigiani;
- professionisti;
- attività che vendono beni o servizi al pubblico.
Anche un caffè, una bottiglia d’acqua o un acquisto di pochi euro può essere pagato con carta, purché la transazione possa essere regolarmente effettuata attraverso uno degli strumenti accettati.
L’esercente può rifiutare la carta a causa delle commissioni?
I costi sostenuti dall’attività per il servizio POS non giustificano, da soli, il rifiuto del pagamento elettronico. Le commissioni dipendono dal contratto stipulato tra l’esercente e il proprio fornitore di servizi di pagamento e non modificano i diritti del cliente.
Un esercente non dovrebbe quindi costringere il consumatore a:
- aumentare l’importo dell’acquisto;
- comprare un altro prodotto;
- prelevare contanti;
- rinunciare all’acquisto;
- utilizzare esclusivamente un metodo scelto dal venditore.
La gestione dei costi del POS riguarda il rapporto tra l’attività e l’operatore finanziario e non può essere risolta imponendo arbitrariamente una spesa minima al cliente.
Importo minimo pagamento con carta e supplementi: cosa prevede la legge
Un’altra situazione frequente è la richiesta di una maggiorazione, per esempio 50 centesimi o un euro, a chi sceglie di pagare con carta.
In linea generale, l’esercente non può trasferire arbitrariamente sul consumatore una commissione aggiuntiva soltanto perché utilizza un normale strumento di pagamento elettronico. Il prezzo comunicato per il prodotto o servizio deve essere trasparente e non dovrebbe cambiare al momento del pagamento per effetto dell’utilizzo della carta.
Se viene richiesto un supplemento, il consumatore può domandare una spiegazione e verificare le condizioni applicate prima di concludere la transazione.
Cosa succede se il POS è guasto?
La normativa considera l’eventuale impossibilità tecnica oggettiva. Un guasto reale del terminale, un’interruzione della connessione o un malfunzionamento temporaneo possono impedire di completare il pagamento.
La semplice frase “il POS non funziona”, però, non dovrebbe essere utilizzata sistematicamente per rifiutare le carte. Una difficoltà tecnica occasionale è diversa dalla scelta abituale di non accettare pagamenti elettronici o dall’imposizione di un importo minimo.
In caso di problema, l’esercente dovrebbe informare correttamente il cliente e provare, quando possibile, eventuali soluzioni alternative.
Sono previste sanzioni per chi rifiuta il pagamento elettronico?
Quando un soggetto obbligato rifiuta un pagamento con carta senza una valida ragione tecnica, può essere applicata una sanzione amministrativa.
La sanzione prevista è composta da:
- una quota fissa di 30 euro;
- una quota pari al 4% del valore della transazione rifiutata.
Anche se l’acquisto è di importo ridotto, il rifiuto può quindi assumere rilevanza. La normativa non stabilisce che l’obbligo inizi soltanto oltre i 5 o i 10 euro.
Cosa può fare il consumatore?
Quando viene rifiutato il pagamento con carta, è consigliabile mantenere un comportamento corretto e chiedere se esista un problema tecnico reale.
Può essere utile:
- verificare la presenza del terminale POS;
- chiedere di effettuare il pagamento elettronico;
- fotografare eventuali cartelli sull’importo minimo, senza riprendere persone;
- conservare lo scontrino o altra documentazione;
- annotare luogo, data, ora e importo;
- valutare una segnalazione alle autorità competenti.
Bisogna distinguere il singolo guasto tecnico da una pratica commerciale adottata regolarmente.
Come può aiutarti Lega Consumatori Puglia
Se un esercente impone una spesa minima, applica una maggiorazione oppure rifiuta sistematicamente il pagamento elettronico, Lega Consumatori Puglia può fornire informazioni e aiutare il consumatore a valutare la situazione e le possibili modalità di segnalazione.















