Un addebito SEPA non autorizzato può comparire sul conto corrente senza che il consumatore abbia mai firmato un mandato, oppure dopo la revoca di un’autorizzazione già esistente. In questi casi è importante agire rapidamente, controllare l’estratto conto e contattare la banca per chiedere il rimborso.
L’addebito diretto SEPA, conosciuto anche come domiciliazione bancaria, viene utilizzato per pagare automaticamente bollette, rate, assicurazioni, servizi e altri importi periodici.
Addebito SEPA non autorizzato: che cosa significa?
Un addebito è non autorizzato quando il pagamento viene effettuato senza un valido consenso del correntista.
Può accadere, ad esempio, quando:
- non è mai stato firmato alcun mandato SEPA;
- il mandato è stato revocato;
- l’importo viene prelevato da un creditore diverso da quello indicato;
- viene utilizzata una vecchia autorizzazione;
- il pagamento continua dopo la cancellazione del servizio;
- il consumatore scopre un addebito che non riconosce.
È importante distinguere l’addebito SEPA da un pagamento con carta. Nel primo caso il denaro viene prelevato direttamente dal conto corrente attraverso un mandato di addebito diretto.
Entro quanto tempo puoi contestare un addebito SEPA non autorizzato?
Se l’addebito non è stato autorizzato, il consumatore deve informare la propria banca senza ritardo. In ogni caso, la contestazione deve essere effettuata entro 13 mesi dalla data dell’addebito.
Dopo la segnalazione, la banca deve verificare l’operazione e, quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa sui servizi di pagamento, procedere al rimborso dell’importo. La disciplina europea prevede specifiche tutele per le operazioni non autorizzate. (Direttiva UE 2015/2366 sui servizi di pagamento)
Diversa è la situazione dell’addebito autorizzato ma contestato dal consumatore. Per alcuni addebiti diretti SEPA è possibile chiedere il rimborso entro otto settimane, anche senza dover dimostrare che il pagamento fosse completamente privo di autorizzazione. Le modalità possono dipendere dal tipo di mandato e dalle condizioni applicate dalla banca.
Che cosa fare appena si nota l’addebito?
Il primo passo consiste nel controllare l’estratto conto e annotare:
- data dell’operazione;
- importo;
- nome del creditore;
- identificativo del mandato;
- codice identificativo del creditore;
- eventuale causale;
- numero di riferimento dell’operazione.
È consigliabile scaricare o conservare l’estratto conto nel quale compare l’addebito e verificare se esistono comunicazioni precedenti ricevute dal creditore.
Successivamente bisogna contattare la banca, preferibilmente attraverso un canale che lasci una prova scritta, come l’area riservata, la PEC, l’email o una comunicazione allo sportello.
La richiesta dovrebbe contenere:
- dati del titolare del conto;
- importo contestato;
- data dell’addebito;
- nome del creditore;
- dichiarazione di mancata autorizzazione;
- richiesta di rimborso;
- richiesta di blocco di eventuali ulteriori addebiti.
È necessario contattare anche il creditore?
Sì. Oltre alla banca, è utile inviare una comunicazione al soggetto che ha disposto l’addebito.
Il creditore deve essere informato che:
- l’operazione non è stata autorizzata;
- il mandato non è mai stato sottoscritto o è stato revocato;
- si chiede la cancellazione dell’autorizzazione;
- non devono essere effettuati ulteriori prelievi.
Se l’addebito deriva da un contratto mai richiesto, è opportuno contestare anche il contratto e non limitarsi a chiedere il rimborso dell’ultima somma prelevata.
Quali documenti conservare?
È importante raccogliere:
- estratto conto;
- copia del mandato, se disponibile;
- contratto o condizioni del servizio;
- email e messaggi ricevuti;
- prova della disdetta;
- comunicazioni inviate alla banca;
- risposte del creditore;
- eventuali precedenti richieste di rimborso.
Se la banca respinge la contestazione o non risponde, il consumatore può chiedere spiegazioni scritte e valutare gli ulteriori strumenti di tutela disponibili.
Hai trovato un addebito SEPA che non riconosci? Non aspettare: conserva la documentazione, contesta l’operazione alla banca e rivolgiti a Lega Consumatori Puglia per ricevere orientamento e assistenza.















